"Poesia Festival Gallarate quest’anno è dedicato alla poesia civile. Anche i poeti, infatti, hanno provato, in diverse epoche, a dire la loro in versi su quanto succedeva fra i palazzi del potere e le piazze, fra politica e società civile. Il carme 'Dei Sepolcri' di Ugo Foscolo denunciò l'editto napoleonico sulla legislazione dei cimiteri che imponeva tombe uguali e minimali per tutti. Altri poeti, prima e dopo di lui, hanno scritto apologie o scagliato invettive. 'Eja eja alalà', cantava il comandante-poeta D'Annunzio riprendendo un antico grido di guerra dei soldati greci. Pasolini accostava lo straccetto rosso dei partigiani ai rossi gerani 'presso l'urna' di Gramsci. Insomma, da sempre i poeti hanno rappresentato o cercato di condizionare le vicende del loro tempo con versi acuminati ed esplosivi. Spesso hanno intrattenuto rapporti diretti con statisti o condottieri. E oggi? Sembra che i poeti (si) siano relegati a un ruolo di puro intrattenimento sentimentale, anche se ci sono eccezioni che autorizzano la speranza. Gli spunti non mancano, nel tempo dell'immigrazione di massa, dei diritti civili, della natura ferita, della crisi economica, del sacro al ribasso. Così gli uomini di Robusti, nel quadro che fa da sfondo a questa pagina, sembrano colpiti da un monito sprannaturale, forse da una catastrofe incombente. Verrebbe da rispondere, con il grande lirico tedesco Holderlin, che 'dove c'è il pericolo cresce anche ciò che salva'. Ecco, è in questo preambolo il 'fil rouge' ('et noir' verrebbe da dire) del festival, fra reading, letture, conferenze, dibattiti...".
(direttore artistico)
Lorenzo Scandroglio
(direttore artistico)














